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ANNO 2005 - N° 2--- Oggi è il
 

Intervista a Mario Ploner, nuovo presidente di Texbima
L'imprenditore biellese torna alla guida del consorzio che aveva già guidato alla fine degli anni '90

Da alcuni mesi Mario Ploner, amministratore delegato e responsabile commerciale della Tecnomeccanica Biellese di Camburzano (Biella), è nuovamente alla guida di Texbima, il consorzio dei costruttori di macchine tessili biellesi.

Fondato a Biella 22 anni or sono, Texbima raggruppa attualmente 24 aziende meccanotessili biellesi e valsesiane. Un numero pressoché costante negli anni, anche se recentemente c’è stato un po’ di “turn over”, con qualche ritorno e alcuni nuovi ingressi, che hanno compensato la perdita di alcune aziende che avevano cessato l’attività.


Ploner, a cosa è dovuto il ritorno al vertice del consorzio che lei aveva già guidato, per due mandati, alla fine degli anni ’90? “Al fatto che continuo a credere, soprattutto in questo momento, nella validità della realtà consortile”. Soprattutto in questo momento? “Sì, cioè in un momento non facile, dove è assolutamente necessario promuoversi in modo adeguato. La media dimensionale delle aziende biellesi non è in questi anni cresciuta; e quindi lo strumento consortile continua a rimanere la forma di promozione più opportuna, quella che dà effettivamente dei risultati. Non a caso, in questi ultimi anni, si è notata da parte delle aziende associate, una maggiore partecipazione all’attività del consorzio”. Presentiamo, allora, il “core business” di Texbima. “Il nostro è un consorzio export e pertanto lavora a supporto dell’attività commerciale estera delle aziende associate. Operiamo però anche per “mantenere forte” l’immagine del meccanotessile biellese, convinti come siamo che le nostre aziende e l’industria meccanotessile in generale continueranno ad avere un futuro in Europa”.


L’industria meccanotessile ... e il tessile? “Il discorso vale anche per il tessile, ma è chiaro che questo mercato continuerà a evolversi nella direzione che tutti ben conosciamo. In pratica, le produzioni di massa seguiteranno a spostarsi nei paesi a basso costo della mano d’opera, e qui da noi rimarranno le produzioni più qualificate, più specializzate”. Di conseguenza si modificherà anche la caratteristica produttiva delle aziende meccanotessili? “Certamente; la nostra partita infatti, negli anni a venire, si giocherà nel campo della ricerca e dello sviluppo. Noi l’abbiamo sempre fatta ma, a differenza dei nostri concorrenti svizzeri e tedeschi, più per soddisfare le richieste dei nostri clienti che per migliorare, snellire o rendere meno costosi i loro processi produttivi. E’ ora di cambiare, dobbiamo anche noi diventare un “un punto di riferimento”; consapevoli del fatto che correremo così il rischio di venire copiati e riprodotti, ma sapendo anche di essere sempre un passo avanti agli altri. Per questo motivo nelle prospettive di sviluppo di Texbima c’è ora anche la voce “ricerca e sviluppo”. Ci sono enti, associazioni e bandi disponibili; e noi intendiamo operare per favorire l’incontro fra enti di ricerca e piccole aziende. Vogliamo in sostanza fare da tramite, e quindi ricevere dalle aziende richieste e idee da passare alle università o agli enti di ricerca per gli approfondimenti e le elaborazioni del caso; per poi venire in azienda a “inventare” non solo la soluzione ma la novità da proporre alle aziende clienti. Va detto, a questo proposito, che l’attività di Acimit, lo scorso anno, è stata in questo settore ben spesa; non a caso nel 2005, per la prima volta, c’è un bando del Ministero per l’Università e la Ricerca Scientifica che contiene un articolo specifico per le richieste del settore meccanico, tessile e abbigliamento”.


Presidente, questa volontà di cambiamento si rifletterà anche sulla “classica” attività di supporto commerciale di Texbima? “Anche in questo campo stiamo cercando di dare una svolta alla nostra attività, con soluzioni che in precedenza il consorzio non aveva mai praticato. In sostanza, stiamo cercando di ottenere e quindi di costruire “impianti pilota” da inviare a enti che operano in determinate aree in via di sviluppo; nella speranza che questa nostra “semina” sia destinata a diventare fruttifera. Abbiamo già un paio di esempi al riguardo, in Perù e in Colombia. In Perù il progetto è già stato approvato, mentre in Colombia, dove la nostra proposta è stata valutata con molto interesse, siamo in attesa della decisione definitiva delle autorità locali.


In entrambi i casi metteremo in funzione un centro dove i nostri macchinari verranno utilizzati per scopo produttivo e promozionale, al servizio delle piccole attività produttive della zona. Un chiaro tentativo di far crescere una realtà finora molto povera e di piccole dimensioni, fatta di microaziende poco organizzate e integrate; che verrà finanziato in parte dal governo locale, in parte direttamente da Texbima, tramite l’intervento della Regione Piemonte”.
In quali aree geografiche Texbima è maggiormente attivo? “Il consorzio è presente oggi su di una pluralità di mercati, dal Sud America all’Estremo Oriente; ma l’attività è tutt’altro che facile perché bisogna però sapersi muovere e avere una forte capacità di adattamento alle condizioni di un mercato che ormai cambia in continuazione”.


Le ultime missioni? “Siamo stati in Iran, per partecipare ad alcuni seminari tecnologici nelle più importanti città tessili del paese, poi in Colombia per Colombiamoda, in Uzbekistan per Textile Expo e in Kazakstan, per una missione esplorativa. Ora stiamo preparando la nostra partecipazione a Itma Asia, a Singapore, e a Ikme, che si terrà, com’è noto, a Milano”. In conclusione, quali sono i mercati che tenete sotto più stretta osservazione? “Direi tutta l’America latina, dall’Argentina al centro America. Il Pil argentino, per esempio, sta crescendo. E vero, la crisi li ha impoveriti, ma così sono diventati più competitivi. Va detto che l’industria che aveva dei capitali li ha, in linea di massima, salvaguardati e ha quindi oggi la possibilità di effettuare investimenti.
Poi c’è l’Asia, ma in questo caso non sono molto ottimista. E’ un mercato che sta diventando sempre più combattuto e dove i nostri concorrenti a basso costo (India, Turchia e Cina) sono ben radicati. Ritengo tuttavia che qualche lieta notizia possa arrivare a breve dall’India, che è un mercato che sta crescendo bene e in cui abbiamo seminato molto. E poi, in generale, dal medio oriente”.

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