Intervista
a Mario Ploner, nuovo presidente di Texbima
L'imprenditore
biellese torna alla guida del consorzio che aveva già guidato
alla fine degli anni '90
Da
alcuni mesi Mario Ploner, amministratore delegato e responsabile
commerciale della Tecnomeccanica Biellese di Camburzano (Biella),
è nuovamente alla guida di Texbima, il consorzio dei costruttori
di macchine tessili biellesi.
Fondato a Biella 22 anni or sono, Texbima raggruppa attualmente
24 aziende meccanotessili biellesi e valsesiane. Un numero pressoché
costante negli anni, anche se recentemente c’è stato
un po’ di “turn over”, con qualche ritorno e alcuni
nuovi ingressi, che hanno compensato la perdita di alcune aziende
che avevano cessato l’attività.
Ploner, a cosa è dovuto il ritorno al vertice del consorzio
che lei aveva già guidato, per due mandati, alla fine degli
anni ’90? “Al fatto che continuo a credere, soprattutto
in questo momento, nella validità della realtà consortile”.
Soprattutto in questo momento? “Sì, cioè in
un momento non facile, dove è assolutamente necessario promuoversi
in modo adeguato. La media dimensionale delle aziende biellesi non
è in questi anni cresciuta; e quindi lo strumento consortile
continua a rimanere la forma di promozione più opportuna,
quella che dà effettivamente dei risultati. Non a caso, in
questi ultimi anni, si è notata da parte delle aziende associate,
una maggiore partecipazione all’attività del consorzio”.
Presentiamo, allora, il “core business” di Texbima.
“Il nostro è un consorzio export e pertanto lavora
a supporto dell’attività commerciale estera delle aziende
associate. Operiamo però anche per “mantenere forte”
l’immagine del meccanotessile biellese, convinti come siamo
che le nostre aziende e l’industria meccanotessile in generale
continueranno ad avere un futuro in Europa”.
L’industria
meccanotessile ... e il tessile? “Il discorso vale anche per
il tessile, ma è chiaro che questo mercato continuerà
a evolversi nella direzione che tutti ben conosciamo. In pratica,
le produzioni di massa seguiteranno a spostarsi nei paesi a basso
costo della mano d’opera, e qui da noi rimarranno le produzioni
più qualificate, più specializzate”. Di conseguenza
si modificherà anche la caratteristica produttiva delle aziende
meccanotessili? “Certamente; la nostra partita infatti, negli
anni a venire, si giocherà nel campo della ricerca e dello
sviluppo. Noi l’abbiamo sempre fatta ma, a differenza dei
nostri concorrenti svizzeri e tedeschi, più per soddisfare
le richieste dei nostri clienti che per migliorare, snellire o rendere
meno costosi i loro processi produttivi. E’ ora di cambiare,
dobbiamo anche noi diventare un “un punto di riferimento”;
consapevoli del fatto che correremo così il rischio di venire
copiati e riprodotti, ma sapendo anche di essere sempre un passo
avanti agli altri. Per questo motivo nelle prospettive di sviluppo
di Texbima c’è ora anche la voce “ricerca e sviluppo”.
Ci sono enti, associazioni e bandi disponibili; e noi intendiamo
operare per favorire l’incontro fra enti di ricerca e piccole
aziende. Vogliamo in sostanza fare da tramite, e quindi ricevere
dalle aziende richieste e idee da passare alle università
o agli enti di ricerca per gli approfondimenti e le elaborazioni
del caso; per poi venire in azienda a “inventare” non
solo la soluzione ma la novità da proporre alle aziende clienti.
Va detto, a questo proposito, che l’attività di Acimit,
lo scorso anno, è stata in questo settore ben spesa; non
a caso nel 2005, per la prima volta, c’è un bando del
Ministero per l’Università e la Ricerca Scientifica
che contiene un articolo specifico per le richieste del settore
meccanico, tessile e abbigliamento”.
Presidente, questa volontà di cambiamento si rifletterà
anche sulla “classica” attività di supporto commerciale
di Texbima? “Anche in questo campo stiamo cercando di dare
una svolta alla nostra attività, con soluzioni che in precedenza
il consorzio non aveva mai praticato. In sostanza, stiamo cercando
di ottenere e quindi di costruire “impianti pilota”
da inviare a enti che operano in determinate aree in via di sviluppo;
nella speranza che questa nostra “semina” sia destinata
a diventare fruttifera. Abbiamo già un paio di esempi al
riguardo, in Perù e in Colombia. In Perù il progetto
è già stato approvato, mentre in Colombia, dove la
nostra proposta è stata valutata con molto interesse, siamo
in attesa della decisione definitiva delle autorità locali.
In
entrambi i casi metteremo in funzione un centro dove i nostri macchinari
verranno utilizzati per scopo produttivo e promozionale, al servizio
delle piccole attività produttive della zona. Un chiaro tentativo
di far crescere una realtà finora molto povera e di piccole
dimensioni, fatta di microaziende poco organizzate e integrate;
che verrà finanziato in parte dal governo locale, in parte
direttamente da Texbima, tramite l’intervento della Regione
Piemonte”.
In quali aree geografiche Texbima è maggiormente attivo?
“Il consorzio è presente oggi su di una pluralità
di mercati, dal Sud America all’Estremo Oriente; ma l’attività
è tutt’altro che facile perché bisogna però
sapersi muovere e avere una forte capacità di adattamento
alle condizioni di un mercato che ormai cambia in continuazione”.
Le ultime missioni? “Siamo stati in Iran, per partecipare
ad alcuni seminari tecnologici nelle più importanti città
tessili del paese, poi in Colombia per Colombiamoda, in Uzbekistan
per Textile Expo e in Kazakstan, per una missione esplorativa. Ora
stiamo preparando la nostra partecipazione a Itma Asia, a Singapore,
e a Ikme, che si terrà, com’è noto, a Milano”.
In conclusione, quali sono i mercati che tenete sotto più
stretta osservazione? “Direi tutta l’America latina,
dall’Argentina al centro America. Il Pil argentino, per esempio,
sta crescendo. E vero, la crisi li ha impoveriti, ma così
sono diventati più competitivi. Va detto che l’industria
che aveva dei capitali li ha, in linea di massima, salvaguardati
e ha quindi oggi la possibilità di effettuare investimenti.
Poi c’è l’Asia, ma in questo caso non sono molto
ottimista. E’ un mercato che sta diventando sempre più
combattuto e dove i nostri concorrenti a basso costo (India, Turchia
e Cina) sono ben radicati. Ritengo tuttavia che qualche lieta notizia
possa arrivare a breve dall’India, che è un mercato
che sta crescendo bene e in cui abbiamo seminato molto. E poi, in
generale, dal medio oriente”.
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