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ANNO 2005 - N° 3--- Oggi è il
 

Paolo Banfi alla guida di Acimit
Intervista al nuovo presidente dell'Associazione dei Costruttori Italiani di Macchinario per l’Industria Tessile

Il curriculum del nuovo presidente

Paolo Umberto Banfi, nuovo presidente dell’Associazione Costruttori Italiani di Macchinario Tessile, è nato a Magenta, in provincia di Milano il 7 dicembre 1949. Paolo Umberto BanfiDopo la laurea, conseguita nel 1977 all’università Cattolica del Sacro Cuore Di Milano (facoltà di Economia e Commercio) ha operato come consulente aziendale dal 1975 al 1978 per poi assumere (nel 1979) la carica di General Manager di Comez S.p.A. Nel 1987 è diventato Consigliere Delegato e azionista di Comez S.p.A., nel 1991 Consigliere Delegato e socio del "Mollificio Lomellino s.r.l." e socio (dal 1997) di "Comat s.r.l.", aziende entrambe ubicate a Cilavegna (Pavia). E’ attualmente Amministratore Unico di Comez North America L.t.d., Comez Pacific L.t.d., di Comez de Mexico, S.a. de c.v. e di Guangzhou Comez Textile Machinery Manufacturing Co. L.t.d.
Numerose sono le cariche che ha ricoperto in ambito associativo: dal 1997 al 1998 è stato Vice-Presidente dell'Unione Industriali Vigevano Lomellina, dal 1998 a oggi prima esponente del Collegio dei Probiviri e quindi Vice Presidente di Acimit. E’ inoltre delegato Delegato Cematex, l’associazione che organizza Itma.

Dalla fine del mese di giugno Acimit (l’Associazione dei Costruttori Italiani di Macchinario per l’Industria Tessile) ha un nuovo presidente. E’ l’imprenditore lombardo Paolo Banfi, consigliere delegato e azionista di Comez S.p.A., e già vicepresidente di Acimit dal 2000.
La mia è una presidenza all’insegna della continuità” spiega subito Banfi “in quanto, essendo stato vicepresidente di Sacchi [Alberto M. Sacchi, il precedente presidente di Acimit n.d.r.], l’ho aiutato a portare avanti programmi che ho condiviso con lui”. Nessuna particolare emozione, quindi, a ricoprire la carica di presidente dopo tanti anni di associazione? E’ come essere arrivati sulla cima della montagna, non crede? “Sì ma ... sa com’è, far parte di un’associazione significa anche “esserci quando il dovere chiama”, anche se il tempo non è mai abbastanza. Per cui, sono ben lieto, dopo essere stato consigliere, vicepresidente e delegato Cematex, di ricoprire anche questo ruolo. Per me la cosa più importante, e l’ho ribadita nel corso dell’assemblea dello scorso 28 giugno, è riuscire ad ascoltare e capire le esigenze delle aziende associate. Perché il nostro compito è quello di fare gli interessi degli associati”.

Presidente, una domanda che Le rivolgo proprio in virtù del suo incarico in Cematex: la “quasi concomitanza” fra Itma Asia (che si tiene a Singapore dal 17 al 21 ottobre) e Ikme (a Milano dal 18 al 22 novembre 2005) proprio non si poteva evitare? Per molte aziende si tratta di uno sforzo economico e organizzativo considerevole!
Non è stato possibile fare niente a questo proposito, perché c’erano delle limitazioni per quanto riguardava la possibilità di utilizzo degli spazi espositivi. Ritengo però che le due manifestazioni non siano “contrastanti”, perché hanno obbiettivi sostanzialmente diversi. Itma Asia è il posto dove va chi deve fare produzione, è una presenza fisica sul luogo dove c’è il mercato della macchina tessile classica; Ikme invece è una fiera di preparazione dell’ambiente tessile, dove si espone e si parla di innovazione di processo e di prodotto. Anzi, questa edizione di Ikme presenta un esperimento molto interessante, da valutare in prospettiva, con un occhio rivolto ai nostri mercati e ai prossimi anni. Non escludiamo perciò di proporre questi concetti anche a Itma Europa, che deve sempre più affermarsi come vetrina dei risultati di ricerca e sviluppo del settore”. Dove vedremo, a Ikme, la “messa in pratica” di questi concetti? “Nell’”area di eccellenza” della manifestazione. Dove non ci saranno sfilate di indossatrici e belle ragazze, piuttosto un assaggio di ciò che è e sarà possibile realizzare nel tessile con le novità che la filiera italiana sta preparando. Macchinari sofisticati per applicazioni molto particolari; è questo il “valore aggiunto” di Ikme”.

Banfi, Sacchi e Cordero di Montezemolo Una richiesta di questo tipo, significa che i mercati si stanno ulteriormente differenziando; è così? “Certamente. Qualcosa si sta muovendo, in Europa, su questo particolare tipo di produzione. Si vendono per esempio macchine che fanno spalline particolari o filati fantasia molto elaborati e, in generale, articoli esclusivi. Non si tratta, ovviamente, di produzioni di alta quantità ma di notevole qualità, sia dal punto di vista cromatico che applicativo. In pratica, in Europa il tessile si sta trasformando in “tessile tecnico”, con ricerche su materiali e tessuti per le applicazioni più disparate, dal campo chirurgico all’automotive”.

Diceva che state pensando di importare queste novità anche in Itma Europa. “Sì, e allora sarà molto interessante assistere alla trasformazione di questa manifestazione espositiva. Itma, oltre a presentare le macchine, può diventare momento di valorizzazione dell'innovazione e della ricerca, presentando anche le soluzioni produttive più esclusive ed originali che possono essere ottenute con le macchine, dai filati ai prodotti tessuti. Una differenza sostanziale dalle fiere del “far east”: qui in Europa l'orientamento è quello di mettere in evidenza le idee e l'innovazione. Itma Europa, d’altronde, è già la fiera della tecnologia, come ben testimonia lo slogan della manifestazione: ITMA 2007, the place of innovation".

Abbiamo parlato dell’Europa da un punto di vista produttivo. Per quanto riguarda invece i mercati di sbocco del meccanotessile italiano? “Inizio col dire che una consistente contrazione delle vendite nel 2003 e un 2004 ancora di segno negativo, il 2005 sta manifestando segnali di inversione di tendenza. Inizialmente era parso sui livelli del 2004, ma ora qualche segnale positivo, anche dal nostro continente, sta arrivando. Se questa tendenza sarà confermata, il 2005 sarà un anno migliore del precedente. In Europa come ho già detto si vendono macchinari particolari, non di serie, personalizzati su richiesta del cliente. La produzione tradizionale ha come principali mercati di sbocco il “far east” (in particolare Cina e India) e poi altri paesi, dal Pakistan alla Thailandia, con situazioni diverse e andamenti spesso altalenanti. Il mercato turco, invece, dove negli anni scorsi abbiamo operato bene, nel 2004 ha mostrato qualche segno di affaticamento, ma si continua a lavorare. Qualcosa si sta poi muovendo in Sud America, in particolare in Brasile, paese che sta diventando un mercato davvero interessante”.

Presidente, verso quale direzione pensa che evolverà il mercato tessile nel nostro pianeta? “Penso che si consolideranno tendenze che già oggi sono, in molti casi, diventate realtà. La produzione di massa verrà sempre più indirizzata verso i paesi a basso costo del lavoro mentre la produzione d’eccellenza (intesa come prodotto di moda, tecnico, con poca quantità ma elevata qualità produttiva) resterà nei nostri paesi”. Cosa che potrebbe succedere anche nel meccanotessile? “Potrebbe, ma credo che il problema maggiore sia un altro. La filiera italiana del meccanotessile è davvero completa, un po’ frammentata ma molto sofisticata. Bene, questo alto livello tecnologico è stato raggiunto anche grazie al fatto di avere fisicamente al proprio fianco gli “utilizzatori primari” del nostro prodotto, cioè aziende tessili che ci hanno consentito di sperimentare e mettere in pratica soluzioni diverse e innovative. Venendo ora a cambiare le condizioni di mercato, cosa succederà? Questa è una domanda a cui si dovrà dare risposta nei prossimi anni”.
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