“Il
meccanotessile italiano resta ai vertici mondiali, a dispetto della
fase congiunturale negativa”. Parola di Paolo Banfi, presidente
di ACIMIT, l’Associazione dei Costruttori Italiani di Macchine
per l’Industria Tessile che si è riunita a Milano il
20 giugno per l’annuale assemblea dei soci.
“Il 2005 è stato ancora un anno riflessivo –
ha spiegato, nel corso del suo intervento, il presidente; - fatturato
ed export sono risultati in calo, con un giro d'affari che è
sceso da 2,9 a 2,5 miliardi di euro, un mercato interno a quota
-24% sull’esercizio precedente ed esportazioni che hanno segnato
il passo, attestandosi sui 2 miliardi di euro”.
Questo risultato ha creato allarme in quanto, com’è
noto, il meccanotessile è un settore “export oriented”
(la quota di prodotto esportata è pari all’80%); “una
situazione che è stata provocata dall’andamento difforme
di molti mercati - ha aggiunto Banfi - con Cina in stallo, Turchia
ancora in calo e Usa in leggera ripresa (dopo anni di caudta libera).
Per fortuna il mercato indiano è cresciuto notevolmente nel
periodo, bilanciando un po’ ciò che è stato
perso sugli altri mercati”.
Il
2006 si è invece aperto in modo migliore, grazie al clima
di minor pessimismo che si avverte nel tessile abbigliamento, settore
al quale il meccanotessile è strettamente legato. “Il
meccanotessile italiano è finora riuscito a tenere testa
ai suoi più diretti concorrenti - ha concluso Banfi; –
ma per continuare su questa strada e fronteggiare nuovi concorrenti
che possono fare offerte basate sulla “price competition”
e grandi gruppi che consolidano le proprie posizioni, deve raggiungere
gli obbiettivi che abbiamo già più volte ricordato:
fare innovazione e crescere dimensionalmente”.
Fra gli interventi conclusivi, da segnalare quello di Ermanno Rondi,
ex presidente Acimit e ora alla guida dell’Unione Industriale
Biellese, che ha invitato i colleghi a rendersi conto che “anche
questo settore, come quello tessile, sta subendo una profonda trasformazione.
Ci sono aziende che sono già uscite dal mercato e chi è
rimasto si trova di fronte a una rivoluzione culturale difficile
da progettare e da attuare”.
Un cambiamento di mentalità è quindi necessario e
mentre gli imprenditori devono ridisegnare le proprie aziende, le
istituzioni devono favorire la crescita e incentivare chi la realizza.
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20
giugno 2006 - RELAZIONE DEL
PRESIDENTE PAOLO BANFI ALL’ASSEMBLEA GENERALE DEI SOCI
ACIMIT
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