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ANNO 2006 - N° 4--- Oggi è il
 

Innovazione e crescita dimensionale: una ricetta per il meccanotessile italiano

Marco Fortis e il presidente Acimit Paolo Banfi“L’Italia è un paese che troppo spesso, in particolare dalla stampa straniera, viene descritto come sull’orlo del baratro; invece è ancora competitivo e ha un sistema distrettuale, a cui fanno capo molte aziende del meccanotessile italiano, ancora valido e in grado di continuare a svolgere un ruolo di assoluta rilevanza nella bilancia commerciale e nella creazione di valore aggiunto”. Potrebbe essere sintetizzato così il messaggio che il vice presidente della Fondazione Edison e docente della Cattolica di Milano, Marco Fortis (*), ha lanciato, lo scorso 20 giugno, in occasione dell’assemblea annuale di Acimit.

Un “messaggio” accompagnato da un lungo e documentato intervento, partito dall’esame della bilancia commerciale italiana e conclusosi con una serie di considerazioni non pessimiste ma realiste sul nostro sistema paese. “Certo, l’Italia ha un enorme fardello energetico - ha spiegato - perché da questo punto di vista dipende totalmente da alcuni fornitori esteri; ma in compenso ha un saldo commerciale attivo nel settore manifatturiero che sono in tanti a invidiarci”.

E’ vero che nel corso del 2005, questa saldo (che è cresciuto in Germania, Russia, Cina e Giappone) per l’Italia si è ridotto (-12,9%) ma molto meno che nei confronti di Francia (-36,6%), Spagna (-91,5%), Regno Unito (123,3%) e Usa (-762%). Per contro il nostro Paese, se si esamina l’indice di competitività dell’UE a 25, negli ultimi sei anni (1999-2005) non ha perso posizioni: è sempre secondo, a quota 20,9 (contro il 20,8 del 1999), dietro alla Germania, che è a 24,7.

Quali sono quindi, oltre all’aspetto energetico, i “punti deboli” del nostro sistema? Sostanzialmente i due che il presidente di Acimit, Paolo Banfi, ha ricordato nel corso del suo intervento: la dimensione aziendale e l’investimento in ricerca e sviluppo. “L’Italia ha 549mila imprese manifatturiere contro le 196mila della Germania e le 248mila della Francia” ha spiegato Fortis; “e la differenza è ancora maggiore (313mila contro rispettivamente 87mila e 97mila), se ci si limita ai settori moda, arredo-casa e meccanica; dal punto di vista occupazionale, però, ci vogliono i dipendenti di tutte le aziende dei distretti di Prato, Busto Arsizio, Varese e Como per raggiungere la dimensione della Bmw tedesca!”.

Ed eccoci all’“altra faccia” delle medaglia: l’Italia, regno delle piccole aziende, ha solo cinque realtà (contro le 37 della Germania, le 28 della Francia e le 22 del Regno Unito) in grado di investire oltre 100 milioni di euro l’anno in ricerca e sviluppo; un divario che deve assolutamente essere ridotto se l’obbiettivo è quello “di essere nel 2015 non fuori dall’euro, come qualcuno predice, ma leader assoluti nel tessile di qualità”.

 

 

 

 

 

(*) Marco Fortis è nato a Verbania (Novara) il 19 maggio 1956. Sposato con una figlia. Si è laureato con lode nel 1980 in Scienze Politiche, Indirizzo Politico-Economico, alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Cattolica di Milano.
E’ vicepresidente della Fondazione Edison e responsabile della Direzione Studi Economici di Edison. E’ professore a contratto di Economia Industriale e Commercio Estero presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’università Cattolica di Milano, in cui insegna dal 1989. E’ membro del Comitato Scientifico del Centro di Ricerche in Analisi Economica, Economica Internazionale, Sviluppo Economico (CRANEC) dell’università Cattolica di Milano e Vice Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Edison. Ha pubblicato numerosi libri ed articoli in volumi, riviste e giornali sui temi dell’economica italiana, dell’industria e dei sistemi produttivi locali, della tecnologia, dello sviluppo e del commercio internazionale.

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