Dottor Donatelli, lei ha assunto in un momento certo
non facile la presidenza dell’Unione Industriale Biellese;
ed è anche, nella storia dell’associazione
biellese, il primo “manager” che ricopre questo
ruolo. E’ più un incarico che la preoccupa
o che la entusiasma?
Guardi, non è del tutto corretta la definizione di
“manager”, perché la mia è sempre
stata una figura mista, di “manager-imprenditore”.
Sono infatti stato socio d’opera della famiglia Zegna
dal 1978 al 2006 (ma ero con loro già dal 1968),
anno in cui ho ceduto tutte le mie partecipazioni e ho fondato
altre tre società. Oggi sono quindi un imprenditore
a tutti gli effetti.
Per
quanto riguarda lo “stato d’animo” diciamo
che io, per natura, sono un entusiasta che, in certi casi,
arriva persino al limite dell’incoscienza. In generale
io penso che, nel mondo dell’imprenditoria, se riesci
a fare quattro cose su dieci che vanno bene, hai già
uno “score” fantastico; quindi, rispondendo
alla sua domanda, propendo per l’entusiasmo.
E’ chiaro che la situazione è tutt’altro
che facile (l’Unione ha perso il 40% dei suoi associati
negli ultimi dieci anni!) ma resto comunque abbastanza ottimista.
Penso che in questi anni ci sia stata una sorta di “selezione
darwiniana” e chi è rimasto sul mercato è
in grado oggi di operare molto bene e di “passare
stimoli positivi” a chi sta iniziando.
Nel suo discorso di insediamento ha messo l’accento
sulla “necessità di guardare la realtà
locale più da lontano di quanto è stato fatto
finora, per esempio in un contesto Paese”. Sta pensando
a una “rivoluzione copernicana” o a un cambiamento
destinato a durare anni?
E’ solo l’azienda che può fare una “rivoluzione
copernicana”, non un’associazione. Noi una rivoluzione
la possiamo fare solo concettualmente. Biella The Art of
Excellence può essere considerato un esempio, a questo
proposito, della direzione che dobbiamo seguire: realizzare
prodotti di alto valore qualitativo, perché è
quello l’ambito in cui facciamo la differenza.
Lo provano i numeri: noi oggi produciamo (drapperia fine
di fascia alta) circa 30 milioni di metri, che vengono utilizzati
per realizzare abiti che vanno dai mille dollari in su;
in Inghilterra è rimasto poco o niente (sono tra
il mezzo milione e il milione di metri), in Corea, invece,
sono a quota 5 milioni di metri, ma hanno creatività
zero. E’ questo il nostro mercato, non la fascia medio
bassa dove anche paesi come la Cambogia possono farci concorrenza!
Anche la frase di Proust che lei ha citato al momento
dell’insediamento (la necessità “non
tanto di cercare nuovi territori ma di imparare a guardare
con occhi nuovi quelli vecchi”) va in questa direzione
...
Senta,
a Biella, in questi anni sono venuti tutti, il meglio del
“fashion” mondiale; ma non basta fare, dobbiamo
farlo sapere. Dobbiamo fare come Neuchatel per gli orologi,
come la Carolina per la bigiotteria, come ha fatto De Beers
per i diamanti. Perché se investiamo in questo ambito
e quindi comunichiamo in modo adeguato, abbiamo risolto
i nostri problemi per le prossime cinque generazioni! Questo
deve però essere un impegno comune, un discorso corale
che coinvolge tutto il distretto; Biella deve, in questo
senso, muoversi, togliersi di dosso la sua polvere sabauda,
cambiare.
A proposito di “distretti industriali”,
un tempo erano il motore dell’economia italiana mentre
oggi molti li considerano (visto l’andamento delle
piccole aziende che li caratterizzano) il simbolo di un’Italia
ad alto rischio di declino. Lei è di altro avviso,
vero?
Tutti, ovviamente, debbono confrontarsi con la globalizzazione
e con la postmodernità, anche i distretti; che rimangono
l’unica vera risposta alle grandi “corporation”
e alle “conglomerate” che di fatto applicano
principi analoghi.
I distretti però debbono far sapere come e in che
modo si differenziano da queste, devono dire a chiare lettere
che i loro prodotti hanno del valore aggiunto e che perseguono
(come nel nostro caso) eccellenze molto importanti nel campo
della creatività, della qualità e del rispetto
della natura.
Per questo motivo noi vogliamo unire tutti i distretti e
fare di questa battaglia una missione; dobbiamo lottare
insieme per obbiettivi di fondamentale importanza come,
per esempio, la denominazione controllata.
L’Italia
non deve quindi spostare una quota consistente del suo capitale
manifatturiero (che molti ritengono ormai “maturo”)
nei servizi?
Io sono di ben altro avviso. I servizi sono una protesi
del manifatturiero che, come tale, deve continuare a esistere.
Deve però diventare un manifatturiero di eccellenza,
in tutti i sensi. Non basta fare una camicia magnifica,
per il matrimonio del principe del Giappone, per esempio,
se poi non si è in grado di consegnarla per tempo;
bisogna essere eccellenti anche nella logistica, in tutto
ciò che è di supporto alla produzione.
Bisogna riconvertire in questo ambito tutto ciò che
il manifatturiero ha perso, non abbandonare il manifatturiero
per i servizi!
Presidente, una domanda a bruciapelo: aprirebbe
oggi un’azienda tessile a Biella?
Io sì, anzi ... lo sto facendo. Ne sto aprendo due,
una nell’ambito della seta, l’altra nell’ambito
della moda, del prodotto fino; ma sono aziende che hanno
le caratteristiche di cui abbiamo fin qui parlato, destinate
a muoversi in un mercato di alto livello.
Un’ultima domanda: cosa vorrebbe poter dire
fra qualche anno, al termine del suo mandato?
Sono dell’idea che la cosa più bella da fare
è preparare il terreno. Da questo punto di vista,
noi siamo come i contadini: dobbiamo realizzare, per chi
arriverà poi, un terreno preparato, dissodato, con
un impegno di lungo periodo. Io non ho la bacchetta magica;
credo nella squadra e nella gente preparata e voglio pertanto
preparare una generazione che possa muoversi bene e poi
... aiutati che il ciel ti aiuta. Si devono avere le idee
chiare e poi è come nel surf, bisogna riuscire a
prendere le onde giuste!
LUCIANO
DONATELLI - curriculum vitae
Il
nuovo presidente dell’Unione Industriale Biellese,
Luciano Donatelli, ha 60 anni, è sposato e ha due
figlie. E’ entrato in Zegna nella seconda metà
degli anni ’60, come responsabile marketing Francia
della linea intimo. Negli anni ha ricoperto, in aziende
del gruppo, numerosi incarichi (nella Dea di Torino, nella
linea di confezione maschile Emilio Pucci, alla In.Co di
Novara e ancora alla Stima di Trivero) fino alla nomina
(1978) ad amministratore delegato della Orsini di Oleggio
(Novara) e quindi (1984) a presidente alla Artema di Verrone,
cariche che ha ricoperto fino al 2006. Nel periodo è
stato anche amministratore delegato dell’Euroseta
di Montesilvano (Pescara) e presidente, amministratore delegato
e direttore generale della Esse di Oleggio (Novara).
Dal 2007 è amministratore delegato di Novaseta Spa
di Biella (accessori abbigliamento uomo), di Twin Srl e
di Clo. Srl di Milano (accessori abbigliamento uomo e donna)
e “senior counsellor” e M&A della Peter
Brown Spa di Camburzano (Biella).
Nel mondo delle associazioni ha ricoperto numerose cariche;
fra queste quella di presidente dell’A.I.I.A di Milano
(sezione cravatte, sciarpe e foulards, dal 1987 al 1990),
vice presidente dell’Associazione Italiana Produttori
Maglieria e Calzetteria (1990/1991), presidente europeo
di Interlaine – Bruxelles (l’associazione laniera
europea, dal 2000 al 2003). Dal 2000 è inoltre membro
di Board Euratex (Bruxelles), l’Associazione Europea
Tessile Abbigliamento.
Dal 2002 al 2006 è stato presidente della Fondazione
Museo del Territorio di Biella e da fine 2005 è presidente
della Fondazione Biella The Art of Excellence.