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ANNO 2007 - N° 2--- Oggi è il
 
 
Donatelli: più comunicazione nel futuro del Biellese

- Intervista al nuovo presidente dell'Unione Industriale Biellese
- Luciano Donatelli: curriculum vitae


Il presidente di Acimit, Sacchi, e quello di Confindustria, Cordero di Montezemolo Dottor Donatelli, lei ha assunto in un momento certo non facile la presidenza dell’Unione Industriale Biellese; ed è anche, nella storia dell’associazione biellese, il primo “manager” che ricopre questo ruolo. E’ più un incarico che la preoccupa o che la entusiasma?
Guardi, non è del tutto corretta la definizione di “manager”, perché la mia è sempre stata una figura mista, di “manager-imprenditore”. Sono infatti stato socio d’opera della famiglia Zegna dal 1978 al 2006 (ma ero con loro già dal 1968), anno in cui ho ceduto tutte le mie partecipazioni e ho fondato altre tre società. Oggi sono quindi un imprenditore a tutti gli effetti.
Il presidente di Acimit, Sacchi, e quello di Confindustria, Cordero di MontezemoloPer quanto riguarda lo “stato d’animo” diciamo che io, per natura, sono un entusiasta che, in certi casi, arriva persino al limite dell’incoscienza. In generale io penso che, nel mondo dell’imprenditoria, se riesci a fare quattro cose su dieci che vanno bene, hai già uno “score” fantastico; quindi, rispondendo alla sua domanda, propendo per l’entusiasmo.
E’ chiaro che la situazione è tutt’altro che facile (l’Unione ha perso il 40% dei suoi associati negli ultimi dieci anni!) ma resto comunque abbastanza ottimista. Penso che in questi anni ci sia stata una sorta di “selezione darwiniana” e chi è rimasto sul mercato è in grado oggi di operare molto bene e di “passare stimoli positivi” a chi sta iniziando.
Nel suo discorso di insediamento ha messo l’accento sulla “necessità di guardare la realtà locale più da lontano di quanto è stato fatto finora, per esempio in un contesto Paese”. Sta pensando a una “rivoluzione copernicana” o a un cambiamento destinato a durare anni?
E’ solo l’azienda che può fare una “rivoluzione copernicana”, non un’associazione. Noi una rivoluzione la possiamo fare solo concettualmente. Biella The Art of Excellence può essere considerato un esempio, a questo proposito, della direzione che dobbiamo seguire: realizzare prodotti di alto valore qualitativo, perché è quello l’ambito in cui facciamo la differenza.
Lo provano i numeri: noi oggi produciamo (drapperia fine di fascia alta) circa 30 milioni di metri, che vengono utilizzati per realizzare abiti che vanno dai mille dollari in su; in Inghilterra è rimasto poco o niente (sono tra il mezzo milione e il milione di metri), in Corea, invece, sono a quota 5 milioni di metri, ma hanno creatività zero. E’ questo il nostro mercato, non la fascia medio bassa dove anche paesi come la Cambogia possono farci concorrenza!
Anche la frase di Proust che lei ha citato al momento dell’insediamento (la necessità “non tanto di cercare nuovi territori ma di imparare a guardare con occhi nuovi quelli vecchi”) va in questa direzione ...
Il presidente di Acimit, Sacchi, e quello di Confindustria, Cordero di MontezemoloSenta, a Biella, in questi anni sono venuti tutti, il meglio del “fashion” mondiale; ma non basta fare, dobbiamo farlo sapere. Dobbiamo fare come Neuchatel per gli orologi, come la Carolina per la bigiotteria, come ha fatto De Beers per i diamanti. Perché se investiamo in questo ambito e quindi comunichiamo in modo adeguato, abbiamo risolto i nostri problemi per le prossime cinque generazioni! Questo deve però essere un impegno comune, un discorso corale che coinvolge tutto il distretto; Biella deve, in questo senso, muoversi, togliersi di dosso la sua polvere sabauda, cambiare.
A proposito di “distretti industriali”, un tempo erano il motore dell’economia italiana mentre oggi molti li considerano (visto l’andamento delle piccole aziende che li caratterizzano) il simbolo di un’Italia ad alto rischio di declino. Lei è di altro avviso, vero?
Tutti, ovviamente, debbono confrontarsi con la globalizzazione e con la postmodernità, anche i distretti; che rimangono l’unica vera risposta alle grandi “corporation” e alle “conglomerate” che di fatto applicano principi analoghi.
I distretti però debbono far sapere come e in che modo si differenziano da queste, devono dire a chiare lettere che i loro prodotti hanno del valore aggiunto e che perseguono (come nel nostro caso) eccellenze molto importanti nel campo della creatività, della qualità e del rispetto della natura.
Per questo motivo noi vogliamo unire tutti i distretti e fare di questa battaglia una missione; dobbiamo lottare insieme per obbiettivi di fondamentale importanza come, per esempio, la denominazione controllata.
L’Italia non deve quindi spostare una quota consistente del suo capitale manifatturiero (che molti ritengono ormai “maturo”) nei servizi?
Io sono di ben altro avviso. I servizi sono una protesi del manifatturiero che, come tale, deve continuare a esistere. Deve però diventare un manifatturiero di eccellenza, in tutti i sensi. Non basta fare una camicia magnifica, per il matrimonio del principe del Giappone, per esempio, se poi non si è in grado di consegnarla per tempo; bisogna essere eccellenti anche nella logistica, in tutto ciò che è di supporto alla produzione.
Bisogna riconvertire in questo ambito tutto ciò che il manifatturiero ha perso, non abbandonare il manifatturiero per i servizi!
Presidente, una domanda a bruciapelo: aprirebbe oggi un’azienda tessile a Biella?
Io sì, anzi ... lo sto facendo. Ne sto aprendo due, una nell’ambito della seta, l’altra nell’ambito della moda, del prodotto fino; ma sono aziende che hanno le caratteristiche di cui abbiamo fin qui parlato, destinate a muoversi in un mercato di alto livello.
Un’ultima domanda: cosa vorrebbe poter dire fra qualche anno, al termine del suo mandato?
Sono dell’idea che la cosa più bella da fare è preparare il terreno. Da questo punto di vista, noi siamo come i contadini: dobbiamo realizzare, per chi arriverà poi, un terreno preparato, dissodato, con un impegno di lungo periodo. Io non ho la bacchetta magica; credo nella squadra e nella gente preparata e voglio pertanto preparare una generazione che possa muoversi bene e poi ... aiutati che il ciel ti aiuta. Si devono avere le idee chiare e poi è come nel surf, bisogna riuscire a prendere le onde giuste!

 

LUCIANO DONATELLI - curriculum vitae

Il nuovo presidente dell’Unione Industriale Biellese, Luciano Donatelli, ha 60 anni, è sposato e ha due figlie. E’ entrato in Zegna nella seconda metà degli anni ’60, come responsabile marketing Francia della linea intimo. Negli anni ha ricoperto, in aziende del gruppo, numerosi incarichi (nella Dea di Torino, nella linea di confezione maschile Emilio Pucci, alla In.Co di Novara e ancora alla Stima di Trivero) fino alla nomina (1978) ad amministratore delegato della Orsini di Oleggio (Novara) e quindi (1984) a presidente alla Artema di Verrone, cariche che ha ricoperto fino al 2006. Nel periodo è stato anche amministratore delegato dell’Euroseta di Montesilvano (Pescara) e presidente, amministratore delegato e direttore generale della Esse di Oleggio (Novara).
Dal 2007 è amministratore delegato di Novaseta Spa di Biella (accessori abbigliamento uomo), di Twin Srl e di Clo. Srl di Milano (accessori abbigliamento uomo e donna) e “senior counsellor” e M&A della Peter Brown Spa di Camburzano (Biella).
Nel mondo delle associazioni ha ricoperto numerose cariche; fra queste quella di presidente dell’A.I.I.A di Milano (sezione cravatte, sciarpe e foulards, dal 1987 al 1990), vice presidente dell’Associazione Italiana Produttori Maglieria e Calzetteria (1990/1991), presidente europeo di Interlaine – Bruxelles (l’associazione laniera europea, dal 2000 al 2003). Dal 2000 è inoltre membro di Board Euratex (Bruxelles), l’Associazione Europea Tessile Abbigliamento.
Dal 2002 al 2006 è stato presidente della Fondazione Museo del Territorio di Biella e da fine 2005 è presidente della Fondazione Biella The Art of Excellence.

 

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