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Sempre
più export, ma nel 2006 è cresciuto anche il mercato
italiano
I
dati sono stati presentati dal presidente Banfi nel corso dell'assemblea
Acimit 2007 |
Non
soltanto più export per il meccanotessile italiano.
E’ questa la notizia che balza agli occhi esaminando
i dati che Acimit (l’Associazione dei Costruttori Italiani
di Macchinario per l’Industria Tessile) ha diffuso ieri
a Milano, in occasione del tradizionale appuntamento con l’assemblea
annuale dell’associazione.
Va detto che il clima di sostanziale stagnazione dei mercati
europei (nonostante alcuni segnali di recupero) è ancora
ben lungi dall’essere superato; ma in questo scenario
l’Italia fa eccezione, con un consuntivo 2006 che, per
quanto riguarda il mercato domestico, è a quota +4%.
“E’ un segnale chiaro” ha spiegato
il presidente di Acimit, Paolo Banfi: “il tessile-abbigliamento
italiano è tornato a investire” cosa che
conferma “che l’industria tessile del nostro
Paese è ancora competitiva”.
La parte del leone la fanno però sempre i mercati esteri;
ma anche qui con qualche differenza rispetto al passato.
Cominciamo
col dire che nel 2006 il settore ha chiuso con un fatturato
di 2,7 miliardi di euro (+5% rispetto al 2005); e che il 78%
di questo fatturato (un valore che supera i 2 miliardi di
euro ed è maggiore del 4% rispetto all’anno precedente)
è stato realizzato all’estero. Poi aggiungiamo
che, in linea con quanto avevano anticipato, nelle scorse
settimane, le aziende biellesi associate a Texbima, Cina,
India e Turchia sono sempre i principali mercati per chi opera
nel settore: ma l’India (+43%) cresce più della
Cina, mentre la Turchia conferma il già visto andamento
al ribasso.
L'export italiano ha però tratto giovamento anche dalla
ripresa degli investimenti in alcuni “mercati secondari”
dell’Asia (in particolare Indonesia e Corea del Sud)
e dalla conferma di mercati che negli ultimi anni sono entrati
in una fase di consolidamento (per esempio il Bangladesh).
Poche e non entusiasmanti le opportunità di business
provenienti da altre aree del pianeta. “Ritengo
importante sottolineare il fatto che il settore ha beneficiato
di un ciclo economico espansivo pur in presenza di un euro
forte” ha aggiunto il presidente Acimit “grazie
alla qualità e alla differenziazione del prodotto italiano.
La trasformazione del settore è evidente, ed il processo
non si è ancora concluso, ma le aziende che hanno avviato
tale processo di trasformazione appaiono oggi maggiormente
al riparto da eventuali tracolli”.
“Il contesto in cui operano le nostre aziende non
è certo loro favorevole" ha poi concluso
il presidente Acimit. "La lentezza della burocrazia
italiana grava negativamente su tutti i settori; a maggior
ragione sul nostro che si confronta quotidianamente con la
concorrenza internazionale. Sui mercati esteri abbiamo infatti
bisogno di tempi di risposta rapidi per competere con i concorrenti.
Le difficoltà burocratiche legate al rilascio dei visti
è solo un esempio di quali ostacoli limitano l’attività
imprenditoriale”. |
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