La “banda larga” è un requisito indispensabile per garantire competitività al territorio, impedire la delocalizzazione delle imprese e soprattutto superare il “divario digitale” che affligge le aziende e i cittadini residenti al di fuori delle aree più popolate.
Inizia così questa chiacchierata con il presidente della Provincia di Biella, Sergio Scaramal, su di un argomento un po’ ostico ma sicuramente di grande attualità.
In Italia i costi dei servizi incidono sulle imprese e sulle famiglie in misura maggiore che nel resto d’Europa; perciò uno degli obiettivi della pubblica amministrazione deve essere promuovere la realizzazione di nuove infrastrutture telematiche, permettendone l’utilizzo trasparente e condiviso fra tutti gli operatori, a condizioni chiare e non discriminatorie, così da creare un mercato più equo, aperto e competitivo.
D’accordo, ma come si può ottenere questo risultato da un lato con grandi operatori che sono poco inclini a investire sulle aree marginali, perché non garantiscono ritorni economici in tempi brevi, dall’altro con piccoli operatori che rischiano di incontrare grosse difficoltà sia nell’offerta di servizi sia in tema di continuità e qualità?
Per evitare questa “empasse”, la nostra amministrazione nel 2005 ha ideato il programma “FiliDigitali” che aveva (e ha tuttora) un obiettivo molto semplice: portare la banda larga al 90% della popolazione entro il 2008.
Abbiamo utilizzato il “nodo di backbone” (che è un punto di accesso all’internet exchange di Topix) realizzato dalla Regione Piemonte nella sede dell’amministrazione provinciale e va detto che quello di Biella, con Ivrea, è stato il primo nodo a essere “acceso”.
Utilizzarlo però significa poterlo raggiungere fisicamente attraverso una rete dati e quindi, per scambiare i dati con gli altri operatori, possedere requisiti tecnici e amministrativi, avere le necessarie autorizzazioni amministrative e gestire un piccolo centro servizi.
Perché il “nodo Topix” è come una stazione: perché serva ci vogliono le rotaie che portano dalla periferia alla stazione più grande e un minimo di struttura per accogliere i treni in arrivo, oltre alle autorizzazioni e alla competenza necessaria per gestire una ferrovia.
Qual è stato, quindi, il passo successivo?

Abbiamo iniziato a realizzare le “dorsali in fibra ottica” da Biella verso i principali centri, posando fisicamente la fibra ottica dove non esisteva niente. A oggi è già operativa una parte della rete che interessa la città di Biella; entro l’anno, oltre a completare i primi due lotti della rete del capoluogo, raggiungeremo Vigliano e realizzeremo il terzo lotto nella città (verso il nuovo ospedale) raggiungendo Cossato entro il 2009.
È anche in fase di ultimazione una complessa rete radio (wireless) per interfacciare la rete in fibra ottica con il resto del territorio e portare la banda larga in tutti i comuni. In questi giorni stiamo finendo di coprire la Valle Cervo, dopo di che il progetto potrà dirsi concluso: i Biellesi potranno contare su un cablaggio integrale.
Questo vale per le famiglie come per le aziende?
Certamente: il centro servizi del “nodo Topix” permette alle aziende di scambiarsi dati e, nel prossimo futuro, erogherà loro anche servizi di alta qualità. Potranno per esempio utilizzare sistemi di salvataggio dei dati remoti e sistemi di recupero da guasti gravi, ovvero il cosiddetto disaster recovery.
Presidente, l’obiettivo dichiarato nel 2005 era di portare il servizio a banda larga al 90% della popolazione entro il 2008; ora quindi a che punto siamo?
Grazie alla collaborazione della Regione Piemonte e degli enti del territorio, possiamo dire che l’obiettivo è stato non solo raggiunto ma persino superato.
Tutto fatto, quindi?
No, non tutto … in questi pochi anni sono stati conseguiti risultati importanti e visibili, ma ci sono ancora alcuni interventi da fare. Ci sono infatti località che, anche se potenzialmente coperte, potrebbero non esserlo affatto, o perché la rete telefonica tradizionale è in cattive condizioni e non porta il segnale Adsl o perché la zona non è raggiunta dalle onde radio a causa di ostacoli naturali.
Va poi ricordato che noi abbiamo dato, con la fornitura di servizi a banda larga, una prima risposta alle necessità immediate di imprese e cittadini; nel futuro, però, soprattutto per le imprese, queste potrebbero non essere sufficienti.
Le nuove applicazioni infatti sono sempre più esigenti in termini di richiesta di banda (maggiore velocità, dimensione dei file sempre maggiori) e diventa sempre più importante avere la medesima velocità sia in fase di scaricamento che di caricamento dei dati.
Queste sono prestazioni che l’Adsl generalmente non consente: occorre quindi programmare e progettare per far sì che l’ampiezza della banda e la sua velocità siano sempre maggiori. L’unica soluzione è la fibra ottica, almeno per le dorsali primarie e secondarie e dei grandi utenti.
Come concludiamo allora presidente?
Dicendo che se vogliamo davvero andare verso la “Next Generation Network”, ovvero la rete di nuova generazione, superando così del tutto il già citato “divario digitale”, occorre lavorare per far sì che i servizi siano fruibili sempre più facilmente attraverso Internet da casa, col computer, o in movimento, con i telefoni cellulari di nuova generazione.
Noi abbiamo costruito una strada, ma dobbiamo già ripensarla per farla diventare un’autostrada a scorrimento veloce, facendo anche in modo che le vetture di molti proprietari la percorrano. Per questo motivo il nostro progetto comprende anche la formazione, tanto per i cittadini quanto per le imprese e la pubblica amministrazione. La quale non potrà prescindere dalla completa riorganizzazione dei processi, accompagnata dalla revisione della normativa e degli standard, per rendere finalmente fruibili sulla rete servizi che ancora oggi vengono per lo più erogati in forma tradizionale.